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I Portatori

Camminavamo verso il campo base del monte Makalu, nell'Himalaya orientale, quando per la prima volta abbiamo incontrato degli Sherpa nepalesi: trasportavano sulle spalle carichi di cinquanta chili e più, con tende, vettovaglie per settimane e bombole di gas. Lavoravano per quattro australiani e uno svizzero in una spedizione organizzata di venti giorni, per camminare su un ghiacciaio tra le vette più alte del mondo, calarsi in corda a seimila metri e rientrare dai piedi dell’Everest. Tutto questo con zaini leggeri e poca fatica. Questi lavoratori nepalesi, che si occupano di accogliere e servire il cliente, muovendo per lui tutti i carichi pesanti, sono detti portatori, o porters in inglese, e guadagnano poco più di dieci euro al giorno.









Percorrono chilometri in salita e chilometri in discesa, indossano infradito o larghi stivali in gomma gialli, scivolano sulla neve e sul ghiaccio dei sentieri in pendenza, si aiutano a vicenda e fumano sigarette dove manca l’ossigeno.

Era facile riconoscerli: camminavano con larghi cesti di bambù pieni di alimenti e provviste legati con delle ruvide corde bianche alla fronte, poggiati sulle spalle e sul dorso, che a guardarli ci si chiede come mai non usino zaini convenzionali. “Ne sanno di più di noi” ci siamo detti, perché mentre combattevamo la fatica, il mal di montagna e il freddo, loro correvano e saltavano agilmente sulle rocce, sulla sabbia e sulla neve tra le montagne più alte del mondo, si spostavano senza fatica da una casa del tè all'altra, da mille a ottomila metri sul livello del mare.








Sono uomini coraggiosi e ingenui: più coraggiosi di chiunque io abbia mai incontrato tra le vie del mio Paese, perché senza timore affrontano sentieri ripidi e ghiacciati con il vuoto a destra e il nulla a sinistra, e più ingenui di tutti gli studenti nei dipartimenti italiani ed europei, perché ignorano le condizioni ambientali, la pressione, l’ossigeno, i rischi muscolari e alimentari. E per questo, per l’equilibrio tra coscienza e incoscienza, sono più forti e più allenati alla vita di chiunque io abbia mai visto. Insensibili alle condizioni climatiche, resistenti al caldo e al freddo, determinati e di cuore buono. Capaci di scalare l'Everest più volte all'anno.








A pranzo e a cena condividono grandi vasche di riso bianco e lenticchie in stretti rifugi in pietra lungo i percorsi per le vette, dove non c’è campo, non c’è Internet e lo svago sono le altre persone. In quei luoghi, di giorno soste, punti di ritrovo e di respiro e di notte silenziosi e cupi villaggi affumicati, si passa il pomeriggio in dieci o quindici persone, stretti e vicini intorno ad una stufa. Ci si fa spazio a vicenda, perché a tutti possa arrivare il calore della legna bruciata. Lì dentro la temperatura è più elevata, gli abiti di chi arriva fumano vapore acqueo appena i loro piedi varcano la soglia delle stanze comuni, il ghiaccio tra le cerniere si scioglie e l’aria si fa umida di fiati e neve fusa.








Siamo stati in alcune di queste piccole case da tè, tutti insieme attorno al fuoco di una stufa, abbiamo mangiato dal bhat, senza elettricità e connessione, abbiamo scoperto di musica locale, suonato una chitarra in legno a quattro corde, parlato in inglese e in nepalese, di montagne, spedizioni, dell’Himalaya, dell’Europa, del Nepal e di quanto fossero matti i nepalesi. Dopo cena loro dormivano sul pavimento gelido, lasciando stanze con letti e coperte di lana ai loro ospiti. Noi, nei nostri sacchi a pelo, su dei sottili materassi di paglia, tra quattro mura di rocce piene di spifferi.








Nonostante l’assurdità di un salario ai limiti dello schiavismo, i portatori sono i lavoratori più pagati del Nepal: l'economia del paese, che manca d'industrie e commercio internazionale, ha picchi di ingresso dal turismo d’alta quota. Europei, Americani, Canadesi e Australiani vengono qui con il desiderio di camminare tra le montagne più alte del mondo e acquistano per poche decine di dollari al giorno un posto in tour guidati e spedizioni organizzate. In questo modo finanziano la macchina del turismo Himalayano, fatta di guide esperte, cuochi e portatori. Questi ultimi hanno quindi un ruolo fondamentale nel Paese, che da loro trae grande profitto e pubblicità. Il popolo così li stima e li rispetta, godono di un’ottima reputazione in tutta la nazione.

“I portatori sono fatti di ferro” ci siamo detti, a guardar come senza paura toccavano il fuoco e il ghiaccio. Sono stati forgiati nella pancia della catena montuosa più massiccia della Terra, dove il campo gravitazionale è più intenso e il clima non è prevedibile. “Non sono umani” - ci dicevamo - “I portatori sono super umani”.










Captions


Un portatore e il suo carico

Un facchino trasporta un carico di cinquanta chili con attrezzatura professionale da montagna.

Luogo: Tashigaon, Nepal. 2000m s.l.m.


Ritratto di un portatore e il suo carico

Lo abbiamo incontrato durante il nostro secondo giorno di escursione. Stava lavorando per una spedizione: quattro australiani e uno svizzero stavano provando a camminare per venti giorni a 6000m s.l.m. passando per un grande ghiacciaio tra Makalu e Lhotse. Per loro lavoravano una ventina di portatori, che portavano dentro grossi carichi rossi attrezzature professionali da montagna e provviste per la cucina.

Luogo: Tashigaon, Nepal. 2000m s.l.m.


Sonam Sherpa solleva il suo carico

Sonam sta tornando al lavoro dopo una piccola pausa. Qui sta sollevando il suo carico di bambù con una bombola del gas e altri utensili da cucina.

Luogo: Tashigaon, Nepal, 2000 m s.l.m.


Ritratto di Sonam Sherpa

Sonam ha camminato con noi giù per la collina per un giorno intero. Parlava solo nepalese. Con il suo carico pesante e gli scarponi gialli, camminava più veloce di noi, anche se eravamo attrezzati con scarpe da trekking e zaini più leggeri. Questa foto è stata scattata durante una piccola pausa tra due lunghi sentieri. Sonam era così felice di essere fotografato che ha iniziato a chiamarci “sati”, che significa “amici”.

Luogo: Tashigaon, Nepal, 2000 m s.l.m.


Tre carichi

Due ceste di bambù e una bombola di gas in attesa dei portatori. La corda bianca sulla bombola del gas viene posta sulla fronte del facchino per portarla su per la montagna.

Luogo: Phematang Tea House, Nepal, 3400 m s.l.m.


Ritratto di Norbu Pemba Sherpa

Possiede una casa da tè al campo base di Makalu, dove partono molte spedizioni in vetta. Ogni giorno cammina su e giù per la montagna per portare provviste per la sua baita. Lo abbiamo incontrato quando siamo arrivati ​​alla fine del nostro viaggio. Ha scalato l'Everest 10 volte.

Luogo: campo base di Makalu, Nepal, 4900 m s.l.m.


I Mangiatori di Dal

Le case da tè sono rifugi di montagna per portatori e trekker nepalesi di tutto il mondo. In questa foto, un gruppo di facchini si sta scaldando attorno al fuoco di una stufa nella cucina di una casa da tè mentre fuori nevica. Ci stavamo riposando tutti insieme prima di tornare a camminare. Stavano facendo acqua bollita per cucinare dal bhat.

Luogo: Phematang Tea House, Nepal, 3400 m s.l.m.


Portatore in una casa da tè

Luogo: Phematang Tea House, Nepal, 3400 m s.l.m.


Testa dalla finestra

La testa di un facchino in una finestra aperta di una casa da tè.

Luogo: Phematang Tea House, Nepal, 3400 m s.l.m.


Ritratto di un portatore al lavoro

Un facchino in piedi fuori da una casa da tè in attesa che il cibo sia pronto.

Luogo: Phematang Tea House, Nepal, 3400 m s.l.m.


Makalu e due piccoli facchini

Il Makalu è una delle 14 montagne più alte del mondo con 8463 m di altezza. In questa foto: la montagna e due piccoli portatori in basso al centro, uno con un carico giallo e l'altro con uno blu. Stanno salendo al campo base superiore a 6200m s.l.m.

Luogo: campo base di Makalu, Nepal, 5000 m s.l.m.






Progetto fotografico candidato alla Pop-Up Open Call, "Being Humans" del PhEST: Festival Internazionale di Fotografia e Arte a Monopoli.

 
 
 

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1 Comment


Walter Lindo
Walter Lindo
Jul 31, 2023

Se non ti danno il 1 premio non capiscono un cazzo!

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