In India
- Antonio Lindo
- Mar 6, 2023
- 3 min read
Sono stato a Delhi e a Nuova Delhi, una breve sosta a Jaipur e ora sono a Jaisalmer, al confine con il deserto del Rajasthan. Non lontano da me, il Pakistan.
L’India è vasta, enorme. Ho scelto di esplorare solo i dintorni di New Delhi nelle poche settimane che posso spendere qui. So di non avere tanto tempo e so che il paese ha davvero tanto da offrire, con i ritmi giusti ne esco pieno di esperienze.
New Delhi è come ce l'aspettiamo ma anche di più. C’è la sporcizia, si mangia street food tra le mosche, l’immondizia, le lucertole e gli avanzi degli altri. C’è affollamento, si cammina tra spintoni, si fa la coda per comprare i biglietti della metro, si fa slalom tra le auto per attraversare la strada. Le vie sono tutte intasate, la guida è a destra ma con sorpassi da entrambe le direzioni. Regna una vasta spiritualità e una diffusa povertà, ci sono architetture persiane e moderne, la metro e i viali alberati, il parlamento Indiano, la Porta dell’India e mercati delle pulci infiniti.
È tra questi ultimi che ho passato il più del mio tempo, immerso nel flusso costante di persone in bici, in tuk tuk, in auto e a piedi. Non sapevo fosse possibile trasportare così tanti oggetti sulle spalle: ho visto uomini a piedi con risme di carta, tronchi di legno, cesti di foglie, tubi idraulici, sacchi di alimenti, lampade da discoteca e copertoni per automobili. Ho visto uomini in bicicletta trasportare accette, grandi blocchi di ghiaccio e decine di cartoni impilati. Tutti nello stesso mercato, tutti nello stesso istante. Non si capisce dove vadano ma è impressionante quanti siano e quanto si muovano. Nuova Delhi è un caos indescrivibile. Tassisti che ti portano in luoghi diversi da quelli indicati e chiedono più soldi per la prestazione, operatori turistici che giocano a carte mentre aspetti che ti diano una risposta. Bisogna essere in allerta costante, non sottovalutare i pericoli e non sopravvalutare la fiducia, anche se il più degli indiani che ho incontrato sono stati di una gentilezza immensa. Con alcuni ci ho cenato e mi hanno insegnato come mangiare il loro cibo, con alcuni ci ho passeggiato e mi hanno parlato delle meraviglie del loro paese. Alcuni mi hanno aiutato ad orientarmi, a parlare la lingua, a prendere il bus tra le migliaia di persone in stazione. “Ci siamo già incontrati in un’altra vita” - mi ha detto un ragazzo - “forse eravamo due uccelli. Chi lo sa”.
Non è possibile descrivere a parole le immagini che ho visto, la vita qui è così frenetica e piena di dettagli che gli stessi occhi non riescono a cogliere a pieno l’accadere del momento presente. Non parlo del solo disordine cittadino. Parlo di autobus dai colori accesi con letti singoli e matrimoniali per le lunghe tratte. Parlo di prostitute che bussano di notte alla tua cuccetta per offrire prestazioni. Parlo di guidatori di tuk tuk che prendono in contromano la superstrada trafficata per chiedere informazioni ad una passeggiatrice. Parlo ancora di autobus, che inchiodano in autostrada perché una mucca sta attraversando. Non c’è tempo per pensare qui in India, tutto accade così tanto nel presente che se ci si ferma a riflettere si perde il momento successivo.

Un ragazzo con un copertone per auto nel Chandni Chow Market

Vista su una strada del Chandni Chow Market



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