Dubbi all’Himalaya
- Antonio Lindo
- Apr 26, 2023
- 3 min read
Racconto dell'1 Aprile 2023, Phematang, 3500m, Nepal.
Ci aspettavamo di camminare due ore, scendere di seicento metri, raggiungere il fiume che apre la valle del Makalu e lasciare la neve alle nostre spalle. Ci era stato detto così, da chi sta facendo il percorso al contrario. "Oggi è l'ultimo giorno di neve, da qui in poi state tranquilli che il tempo è bello". Ma aimé così non è stato. La notte scorsa ha nevicato tutto il tempo in tutta la valle, il sentiero si è coperto di bianco e le rocce e le scale di ghiaccio.
Abbiamo iniziato a camminare alle sette e mezza, senza sole ma con la fiducia che in poco tempo il peggio sarebbe passato. Ma davanti a noi il panorama non cambiava: nuvole a coprire le montagne, neve su tutte le superfici.
Ho avuto una crisi, mi sono sentito bloccato, come Aldo, non potevo né scendere né salire. Rinunciamo? Non siamo attrezzati per questo, non è divertente, non è piacevole, siamo bagnati, al freddo. Non vedo la fine, non capisco perché continuare. Non importa di raggiungere i cinquemila, se le condizioni sono queste, preferisco tornare. Mi sento in pericolo, sento che ogni scalino è un passo verso la morte. Scivolo sul ghiaccio, fortunatamente dal lato giusto e non cado nel dirupo. Scivolo ancora, la mia gamba sinistra si incastra sotto di me. Ho i piedi fradici, i pantaloni bagnati e ogni caduta prendo più acqua. Il mio zaino pesa. Lo tengo verso dietro, verso dentro, così che quando perdo l'equilibrio lui mi tiene sul sentiero, e non cado giù.
"Sono venuto per vedere l'Himalaya e ancora non ho visto una vetta! Non me la sento di rinunciare ora" mi dice lui.
"Non è colpa nostra se il tempo ci è avverso!" gli rispondo "Noi stiamo facendo il possibile, abbiamo camminato cinque giorni, abbiamo superato i quattromila, ci stiamo adattando al meglio che possiamo ma contro il meteo non possiamo far nulla".
Continuano intorno a noi nuvole rade che coprono tutto il panorama, non si vede nulla se non il sentiero.
"Raggiungiamo almeno il prossimo rifugio e decidiamo che fare". D'accordo, si va.
Abbiamo camminato cinque ore per arrivare qui. Speravamo di arrivare cinque chilometri più avanti, ma io non riesco a camminare. Ho le gambe tremanti, immobilizzate dalla paura. Il sentiero è fatto di grandi sassi ghiacciati, cinque metri si va su, cinque metri si va giù. Punto il bastone avanti, punto il piede tra due rocce, seguo le orme di chi è passato prima di me. Mi tiro su e mi calo giù, con calma e facendo attenzione all'equilibrio. Alla nostra sinistra la valle sale per centinaia di metri, alla nostra destra la terra crolla ripida verso un torrente. Tutto il paesaggio è bianco. Dalla nuvola in cui siamo immersi cade la neve. Mi trascino avanti, sperando di avvistare il prima possibile il rifugio. Lui è tranquillo, è abituato. "Camminavo in questa neve da quando ero piccolo, non sono spaventato, non ho paura di scivolare. Ho fatto ben di peggio nella mia vita". La sua tranquillità mi rassicura, ma sarebbe bello sentirsi compresi.
Forse non sono pronto per queste esperienze, forse avevo bisogno di allenarmi di più, forse ho sottovalutato la difficoltà del cammino. O forse abbiamo solo avuto sfortuna. Perché ci aspettavamo bel tempo, laghi, fiumi, campeggio, panorami mozzafiato e temperature miti. Il dio clima però negli ultimi anni è capriccioso e non trova piacere nella routine. Sarà quindi il cambiamento climatico? Qualcuno dice che è normale avere neve in questo periodo e in questa regione, qualcuno dice l'opposto. Noi, informati online, eravamo certi di non trovarne.
Domani mattina al risveglio decidiamo cosa fare. Sarà il cielo a scegliere per noi. Abbiamo entrambi voglia di andare avanti, stiamo incontrando camminatori esperti che fanno sembrare la nostra impresa una sciocchezza, ci motivano ad andare fino in fondo. Ma se il meteo resta uguale, con nebbia dalle otto di mattina e neve dalle nove, forse, valutiamo di fermarci e tornare indietro. L'impresa, forse, non vale il rischio.

La mattina del litigio.



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