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Dove il tempo si ferma

Ella, montagne, basse, mille e cento metri o poco più. Escursioni di tre ore al massimo, ancora tanti turisti. Bar ben curati e costosi, con i menù in dollari. Ancora tuk tuk ma ora, silenzio e sinfonia di grilli. Il tempo, qui, rallenta. Chiunque ci si avvicini, chiunque passi da questa città anche solo per una visita di un giorno, alla fine ci resta. Perfino i più rapidi, che corrono a caccia di panorami ed esperienze mozzafiato, ad Ella, rallentano. Allungano le prenotazioni negli ostelli e nelle guesthouse, smettono di fare programmi e accettano che sia l’avvenire a mostrarsi.

Rinunciamo, noi viaggiatori che passiamo per questi luoghi, al dominio della volontà e ci lasciamo trasportare dal divenire. La vita si costruisce così di istanti presenti e si dimentica del futuro. 

Ho passato tanto tempo da solo qui ad Ella, in moto sulle colline, al passeggio tra le cascate o fermo ad osservare. Alte palme dalle foglie verdi, banani e binari del treno. Scimmie, scoiattoli, uccelli dal muso colorato, pavoni, lucciole, mucche, aquile e pipistrelli. Tutti mi sfilavano davanti, mentre io, solo, osservavo il divenire dal mio balcone. 

Ho visto decine di persone ogni ora in transito a piedi nudi sui binari e solo talvolta un treno, diretto a Kandy, o verso Sud, rumoroso e fumante, che annunciava con un suono sordo il suo arrivo e tutti i viandanti si nascondevano tra i rami e le foglie ai lati.



Mi sono perso nei sentieri di montagna, varie volte, e dei singalesi mi hanno aiutato a trovare la strada tra i lunghi circuiti contorti delle piantagioni di tè, chiedendo, poi, cinquemila rupie per avermi fatto da guida. E ho solo dopo scoperto che famiglie di singalesi si organizzano in comunità, diffondono suggerimenti errati e offrono falso aiuto, così che ogni povero turista sprovveduto perda l’orientamento tra le risaie e ceda alle richieste di denaro, pur di avere una guida che li porti sul sentiero giusto. Furbi, questi singalesi! Meno furbo io, che due volte sono cascato nella loro trappola. 

Tenebrosa, Ella, buia e silenziosa, e come lei, i suoi abitanti. Che si aggirano senza torce tra i vicoli scuri della periferia, che entrano nelle stanze private senza chiedere permesso e senza fare rumore. I singalesi di Ella sono circondati da una strana atmosfera cupa, sempre con il sorriso, spesso sarcastici e disponibili, ma tutti un po’ nascosti all’ ombra delle piante.



Ho perso l’orientamento ad Ella. Come ci sono finito in Sri Lanka? Cosa ci faccio qui e cosa stavo cercando? Non c’è denaro che possa aiutarmi nella ricerca e non c’è uomo che sappia quale sia il sentiero giusto per me. Devo salire se voglio capire dove sono e dove vado, dall’alto si vede sempre meglio. Kandy, domani, cento chilometri più a Nord.

 
 
 

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