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आयु

Racconto del 10 Aprile, di ritorno dal trekking al Makalu, Khandbari.


In attesa del bus. Ieri era Pasqua, abbiamo mangiato tanti ravioli e tante ciambelle. Oggi partiamo per Kathmandu, forse domani arriviamo, i trasporti in Nepal sono molto un'opinione. Quattro persone ci dicono che c'è un bus alle 7 di mattina, cinque persone ci dicono alle 11 e altre tre persone ci dicono alle 2 del pomeriggio. Abbiamo capito che l'unico modo per star certi è appostarsi, sedersi dove passano i bus e attendere che ne arrivi uno diretto a Kathmandu. Sarà un viaggio lungo, speriamo non faticoso, spero che il mio stomaco regga. Speranza. Infame.

Stamattina ho provato a meditare sul balcone, ma con pessimi risultati. Si dice che le meditazioni fallimentari sono quelle che insegnano di più. Sono di quelle volte in cui ti metti alla prova, ti sforzi per dei risultati, e ti alleni per la volta successiva. Si dice di lasciar andare, di non forzare l'ascolto, la concentrazione e la ricerca di armonia nella meditazione, si dice che il miglior modo sia accettare l'avvenire e con amore comunicare con la propria mente, e chiederle quando ha voglia di meditare. Oggi, la mia, non ne aveva proprio voglia. Chiudevo gli occhi ma turbinavano pensieri programmatici. "Devo fare quello, devo fare questo", "Devo prenotare il ritorno, parlare con la mamma, organizzare il rimpatrio, trovare un abito. Ho pochi soldi rimasti, voglio godermi qui finché ci sono, non voglio correre a casa". Eppure casa mi manca. Così come mi manca esser solo in India. Girovagare senza meta e senza scopi, lasciandomi trasportare dai venti emotivi. Così mi si è aperto il cuore agli affetti, ho scritto parole di gioia a tutti quelli che mi pensano. Ho pensato alle zie, agli zii, ai nonni, ai genitori e a tutti gli amici stretti. Ho avuto il desiderio di ringraziarli, per il supporto. Ho visto la Vita per la prima volta, e mi sono convinto che non sia con le preghiere che la si venera ma con la cura. 

Voglio farmi un tatuaggio. Oggi dicevo ad Eugenio che sono preoccupato, che al mio ritorno io ricada in tutte le mie abitudini che stando qui ho abbandonato. E lui con semplicità mi ha detto "Se vuoi cambiare, cambia" e penso che abbia ragione. Per questo mi tatuo "ayu", in sanscrito. È così: "आयु",  significa "vita". Vuole ricordarmi il viaggio, perché dal sanscrito derivano il singalese, l'hindi e il nepalese, lingue dei luoghi in cui sono stato, che un poco ho appreso e per tanto tempo spero mi restino in testa. Vuole ricordarmi di quel momento in cui ho pensato a dio, a Varanasi. Di quando mi si è detto "Chiamalo Dio, Allah o Brahama, lui è uno solo, per noi tutti" e mi sono convinto che avere fede sia necessario. Scalda il cuore, avvicina le anime, ricorda le origini, facilita la condivisione. Io però non ho fede cristiana, né buddista, né induista e né musulmana. Io credo nella Vita, nel dinamismo, nel Mondo in continua evoluzione, mosso da energia che noi non sappiamo cosa sia e che a parte da definizioni intrinseche, non può essere spiegata. La Vita è il tutto che si muove. Sono i pianeti che girano intorno alle stelle, le galassie che si allontanano, i fiumi che scorrono, i ghiacciai che si sciolgono. Sono i fiori che sbocciano e le rocce che cadono al peso della gravità. Sono le nuvole, gli aerei e gli uccelli. La polvere, gli arbusti, i serpenti, i cani, i lupi e le Jeep. Siamo noi uomini, i nostri oggetti e la loro degradazione. Le industrie, le banche, i server, gli elettroni e le onde elettromagnetiche. Ogni elemento di questo Mondo esiste ogni istante verso l'istante successivo, evolve, muta, degrada, risorge. L'insieme di tutti i processi, è la Vita. Ed è questo ciò in cui io credo. Ed essendo tutti legati dalla stessa profonda origine ignota, c'è anima in ognuno di noi, dai granelli di polvere alle zanne degli elefanti. E per render grazia alla Vita , essere riconoscenti della nostra appartenenza al Mondo, basta avere cura. Pensar bene prima, agire bene subito dopo. Donare, amare, preoccuparsi, dei cari, dell'animato e dell'apparentemente inanimato. Degli animali, della natura e di noi stessi. Credere nella Vita è avere cura del Mondo tutto in cui viviamo.

Per questo "आयु". Per ricordarmi sempre di amare e di essere riconoscente, alla Vita tutta.




Bus locale nel Nepal dell'Est.


Eugenio sul bus.

 
 
 

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1 Comment


Walter Lindo
Walter Lindo
Apr 14, 2023

UN आयु bello grande nipote!

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